Uscire dal guscio

1 aprile 2017

Uscire dal guscio – sentieri per un’educazione differente

Castel Maggiore (Bologna), Sabato 1 aprile 2017

dalle ore 9,00 alle ore 13,00 presso teatro Biagi D’Antona, via Giorgio La Pira, 54

dalle ore 14,30 alle ore 18,00 presso la sede dell’Istituto Superiore Keynes, via Bondanello, 30


SITO DEL FESTIVAL “USCIRE DAL GUSCIO”

Scarica qui l’intero volume Il curriculo nascosto (convegno CespBo 2015 sul medesimo tema)


PRESENTAZIONE:

La giornata di formazione nasce dall’idea di riunire in un discorso comune tutti i gradi della scuola per discutere, condividere e creare buone prassi per un’educazione di genere. La motivazione è duplice, interna ed esterna al mondo della scuola.

Fuori di noi una cultura stratificata e diffusa induce ancora e legittima la subalternità delle donne.

Dentro, nelle nostre scuole, la pluralità dei vissuti delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, delle studentesse e degli studenti rende urgente una revisione profonda dei nostri approcci formativi che troppo spesso funzionano come cinghia di trasmissione di un’idea di famiglia dal profilo immobile e irrigidito, lontana dai tanti modi della cura e dell’affetto che si vivono nei differenti contesti familiari di oggi.

Di qui l’idea di organizzare una giornata di formazione dedicata al tema delle differenze e di un’educazione che sappia divenire leva per ribaltare gli stereotipi di genere, per liberare le donne e gli uomini di domani da una pericolosa univocità dell’essere femminile e maschile di cui sono intrise tanto la didattica largamente perpetrata nelle nostre scuole, quanto l’editoria scolastica e i nostri atteggiamenti di educatrici ed educatori. Una giornata per comprendere i meccanismi che stanno alla base della riproduzione di stereotipi omofobici anche nella scuola e per mettere a punto insieme comportamenti che promuovano la libera espressione di genere e contrastino i pregiudizi contro le persone omosessuali. Una giornata per incontrare e conoscere esperienze “altre” del fare scuola, più attente alle identità di tutte e tutti, e per comprendere come superare logiche spesso implicite nei nostri stessi vissuti di persone e insegnanti profondamente “ruolizzanti”.

Una giornata infine per costruire una rete a servizio dell’educazione di genere che vuole essere un bacino di raccolta di tante diverse esperienze già condotte nelle nostre realtà scolastiche, ma anche luogo di appartenenza per quelle e quegli insegnanti che troppo spesso si ritrovano soli o isolati a rivendicare un’istanza che la stessa legge 107 pone come uno dei criteri di indirizzo dell’operato dell’istituzione scolastica.


PROGRAMMA (pdf):

Mattina dalle ore 9,00 alle ore 13,00 – presso teatro Biagi D’Antona, Via Giorgio La Pira, 54, Castel Maggiore (a 600 metri dall’Istituto Keynes)

Formazione a cura del CESP

  • Daniela Paci – docente I.C “A. Bergamas” di Trieste e Università degli studi di Trieste Promuovere le pari opportunità in un’ottica di prevenzione alla Scuola dell’Infanzia. Presentazione del progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto”
  • Sara Bacchini – formatrice CESP e docente presso I.C di Molinella (Bo). Liberi di essere, liberi di scegliere. L’importanza del linguaggio e della comunicazione a scuola e nella società.
  • Valentina Millozzi – formatrice CESP e docente presso I.C “F. Foresti” di Conselice (RA). Educare al genere, diseducare agli stereotipi: alcune riflessioni e strategie didattiche per la Scuola Sec. di Primo Grado.
  • Davide Zotti – formatore CESP, dottorando in Neuroscienze e Scienze cognitive presso l’Università degli Studi di Trieste. Il Dispositivo dell’esclusione: l’omofobia nella Scuola Sec. di secondo grado.

Pomeriggio dalle ore 14,30 alle ore 17,00 – presso la sede dell’Istituto Superiore Keynes via Bondanello, 30 – Castel Maggiore (Bo)

Tavoli di lavoro divisi per ordine di scuola coordinati dall’ASSOCIAZIONE FALLING BOOK

  • TAVOLO SCUOLA DELL’INFANZIA

Elisa Dalmolin – Associazione “Famiglie Arcobaleno”: Tante storie tutte bellissime, esperienze di lettura animata e laboratori per le bambine e i bambini.

Piera Bettin – insegnante Scuola dell’Infanzia: Buone prassi scolastiche nella Scuola dell’Infanzia.

  • TAVOLO SCUOLA PRIMARIA

Pina Caporaso – insegnante Scuola Primaria: Bomba libera tutti, pratiche didattiche per superare gli stereotipi di genere.

Beatrice Masella – scrittrice, insegnante, pedagogista: Scrivere(e leggere) libri per l’infanzia oltre gli stereotipi di genere.

  • TAVOLO SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

Giulia Selmi – Associazione il Progetto Alice: Educare al genere. Promuovere nuove modalità didattiche.

Luana Fusaro – psicologa e psicoterapeuta: Il bullismo omofobico. Comprendere il fenomeno e favorire l’inclusione tra pari.

  • TAVOLO SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO

Sandro Casanova – Associazione Maschile Plurale: Maschi ai banchi di prova.

Mariangela De Gregorio – Associazione Deneb: Prospettive di genere a 360 gradi, riconoscere i condizionamenti sociali e culturali che influenzano la vita delle giovani donne

ore 17,00 alle ore 18,00

Plenaria di chiusura dei lavori a cura dell’Ass. Falling Book.


ABSTRACT (pdf):

Daniela Paci, Promuovere le pari opportunità in un’ottica di prevenzione alla scuola dell’infanzia.

Il progetto “Pari o Dispari? Il gioco del rispetto”. Le discriminazioni tra uomo e donna sono una realtà molto ben radicata nella cultura italiana e come accade quando si lavora per un cambiamento culturale, è necessario partire dall’educazione delle nuove generazioni per risolvere strutturalmente il problema. Molte scuole hanno iniziato dei percorsi formativi per insegnare a studenti e studentesse a rispettarsi fra di loro e rifiutare la violenza, ma la maggior parte di questi interventi avviene nelle scuole primarie, secondarie o superiori, quando cioè gli stereotipi di genere sono già ben radicati tra ragazzi e ragazze e costituiscono terreno fertile per una visione iniqua dei rapporti tra generi. Per questo motivo il progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto” vuole partire dall’età dell’infanzia, quando cioè bambini e bambine stanno costruendo i propri concetti di libertà di espressione e di comportamento, al di là degli stereotipi, al fine di promuovere una visione positiva ed equa nel rapporto tra i sessi che sia loro utile nel cammino per divenire adulti rispettosi. Il progetto, cofinanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 2013, ha visto la creazione di un “kit” ludico-didattico rivolto a insegnanti e bambini/e per affrontare i temi delle pari opportunità e del contrasto a discriminazioni e stereotipi di genere.

 

Sara Bacchini, Liberi di essere, liberi di scegliere. L’importanza del linguaggio e della comunicazione nella scuola primaria e nella società.

Se imparassimo a scollegare la mascolinità o femminilità dall’azzurro e dal rosa, dagli elettrodomestici, dallo sport e da altre cose che con la nostra natura hanno ben poco a che fare, ci accorgeremmo che la nostra identità di genere non ha bisogno di stereotipi: saremmo semplicemente maschi e femmine liberi e libere di scegliere che lavoro fare o quale macchina guidare o, da piccoli, a quale gioco giocare. Durante gli anni della scuola primaria questi stereotipi si possono irrigidire, radicare, possono assumere la forza della norma e generare esclusioni, o almeno i presupporti per esclusioni future. Se invece gli insegnanti riescono ad avere la forza per analizzare se stessi con sguardo critico, allora possono modificare lo stile del il proprio agire in classe, aprire le prospettive dei bambini e delle bambine, porre in discussione gli stereotipi, costruire – nella quotidianità didattica e con attività mirate – uno spazio di confronto che sia accogliente per ogni punto di vista, creando i presupposti per riconoscere e accettare ogni differenza, in sé e negli altri.

 

Valentina Millozzi, Educare al genere, diseducare agli stereotipi: alcune riflessioni e strategie didattiche per la scuola media.

Nell’immaginario collettivo degli adulti, i tre anni di scuola media sono una fase limbo della vita, schiacciata tra le elementari e le superiori, in cui ci si ricorda di essere stati variamente stupidi, bruttini e complessati. Di quel che è successo in quel triennio non si conserva quasi memoria, eppure lì è avvenuto un passaggio delicatissimo: siamo entrati bambini e siamo usciti adolescenti. Essere docenti in questo livello di scuola significa anche saper gestire pedagogicamente un cambiamento così rapido e profondo facendo in modo di sollecitare e accompagnare dialoghi costruttivi sulle tematiche di genere, favorendo riflessioni che possano aiutare studenti e studentesse a distinguere tra identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale, disattivando ogni forma di discriminazione.

Davide Zotti, Il dispositivo dell’esclusione: l’omofobia nella scuola secondaria

La scuola pubblica e laica nata dalla Costituzione deve essere una scuola che include e riconosce, aperta alle trasformazioni sociali, un luogo fondamentale per contribuire alla produzione di identità. Essa si deve impegnare a costruire ambienti in cui il conflitto tra differenze possa diventare interazione e confronto, affinché la costruzione dell’identità di ciascuno studente si realizzi attraverso il riconoscimento dell’altro. Ma soprattutto non può permettersi di agevolare il dispositivo dell’esclusione, non può diventare un luogo dove imperano modelli normativi esclusivi e inconciliabili con altri esistenti e altrettanto plausibili. Essa deve promuovere l’uscita dal silenzio, far conoscere i problemi, le persone, le loro storie e le loro risorse, parlarne con i ragazzi e le ragazze, trovando il linguaggio adatto per ogni età, dalla scuola dell’infanzia a quella superiore, come fa per ogni altro argomento. Perché se per ogni adolescente la posta in gioco forse più importante è il “chi sono”, per l’adolescente omosessuale in molti casi questa posta può trasformarsi in una sfida impossibile, o possibile solo a costi personali troppo elevati.

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