Percorsi di scolarizzazione e coeducazione con alunne/i rom

3 febbraio 2018

Percorsi di scolarizzazione e coeducazione con alunne/i rom: attenzioni, sguardi, distanze, prospettive di inclusione nella scuola pubblica.

Bologna, Sabato 3 febbraio 2018

presso l’I.C. 1 “G. Dozza”, via De Carolis 23 – Bologna


Esiste una specificità nelle attuali condizioni di inserimento e di successo formativo degli alunni Rom e Sinti nella scuola dell’obbligo italiana?

Quali sono gli elementi di una certa problematicità che investe i percorsi di scolarizzazione degli alunni rom provenienti da varie comunità (rom e/o sinti) e che interessa particolarmente gli alunni provenienti da una situazione abitativa di “campi nomadi”?

Come collegare la scuola alle condizioni di vita degli alunni e come finalizzare relazioni e apprendimenti scolastici ad una possibile mobilità sociale?

Il seminario di studi organizzato dal CESP (Centro Studi scuola pubblica) si propone l’obiettivo di restituire ai partecipanti degli strumenti critici per rispondere a queste domande a partire dalle difficoltà vissute e constatate quotidianamente nelle comunità romanì e nella scuola.

Una particolare attenzione sarà dedicata anche alle risposte che la scuola della Repubblica italiana ha elaborato nel tentativo di raggiungere l’obiettivo dell’integrazione e alle contraddizioni che queste proposte hanno generato, dalle classi differenziali degli anni 60 alla classificazione degli alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali) di oggi.

La seconda parte del corso, utilizzando metodologie di tipo laboratoriale e il confronto tra le esperienze personali, sarà dedicata all’analisi di situazioni problematiche e alla elaborazione di possibili percorsi didattici ed educativi, volti sia a decostruire gli stereotipi negativi e positivi nei confronti delle minoranze “zingare”, sia a suggerire proposte di interventi didattici che possano davvero favorire il successo formativo di questi alunni e alunne.

>>Esperienze a confronto
A questo scopo, vorremmo che questa seconda parte si configurasse anche come un momento di scambio di esperienze. Perciò ci sarà la possibilità di mettere in comune le pratiche didattiche e l’occasione per confrontarsi. Chiediamo quindi a chi ha esperienze con alunne/i Rom e Sinti maturate in classe o nella propria vita personale e professionale di arricchire con il suo racconto il laboratorio. Chi vuole partecipare deve inviare il titolo e un breve abstract dell’intervento (massimo una pagina) in cui descrive il grado scolastico in cui si è intervenuto, le problematiche educative di partenza, le caratteristiche della scelta didattica operata, gli eventuali aspetti problematici ancora irrisolti.
–> Le proposte vanno inviate a cespbo@gmail.com entro il 20 gennaio 2018.
I partecipanti avranno in anticipo la raccolta degli abstract e gli autori avranno 10 minuti per illustrare la loro esperienza.

 

PROGRAMMA:

Prima parte: la condizione scolastica di Rom e Sinti nella scuola italiana dell’obbligo.

  • Matteo Vescovi: Presentazione della giornata e della mostra sul Porrajmos (materiali della mostra);
    • Verrà presentata la mostra “Porrajmos: lo sterminio dimenticato degli zingari” allestita all’interno della scuola media Dozza dal 20 gennaio al 10 febbraio, nel contesto di una serie di attività interculturali contro stigma, pregiudizio, indifferenza o paure del “diverso” tenute nella scuola dall’associazione AMIRS (mediatori interculturali Rom e Sinti) in cooperazione con la“Libera comune università-pluriversitá della Bolognina”. La mostra è disponibile per eventuali altri allestimenti all’interno delle scuole.
  • Gabriele Roccheggiani, dottore di ricerca in Sociologia presso l’Università di Urbino Carlo Bo, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo artistico Edgardo Mannucci di Ancona: Escludere includendo. Teorie e pratiche socio-educative nelle classi speciali “Lacio-Drom”;
    • Abstract
      ” A causa della sua cultura lo zingaro è in ritardo, è un bambino che deve essere aiutato a crescere, a recuperare il suo gap” (Mirella Karpati).
      L’inclusione scolastica delle minoranze rom e sinti in Italia coincide per circa un ventennio (anni’60-’80) con le classi speciali Lacio Drom, con l’effetto paradossale di rafforzare la rappresentazione di questa popolazione come esterna a quella italiana. Tale politica educativa nasce da un combinato di saperi, esperti psico-pedagogici e istanze istituzionali, la cui genealogia e articolazione offre ancora uno sguardo dialettico sul presente.
  • Dimitris Argiropoulos, docente dell’Università di Parma, insegna Pedagogia speciale ed Educazione Interculturale. La co-gestione delle differenze culturali e la pedagogia dell’Accoglienza nella scuola. Mediazioni, per esplorare creare e gestire relazioni e apprendimenti scolastici in una prospettiva inclusiva.
    • Abstract:
      “Gli zingari culturalmente differenti sono percepiti e disegnati come “persone di origine nomade” da riadattare per includerli nel resto della società. Una volta oggetto di riadattamento, sono percepiti e disegnati come disadattati e il loro disadattamento si attacca all’immagine che si fa di loro. Il condannabile è immaginato e come tale è condannato. E come condannato è forzatamente condannabile e lo resta. Il discorso è chiuso, ma non l’interrogativo che lo riguarda” (Jean Pierre Liégeois).
      I rom in situazione abitativa di campo “nomadi” vivono una speciale condizione di apartheid e la loro condizione umana è sminuita nonché segnata dalla separazione, dalla descrizione negativa, dalle discriminazioni, dall’isolamento e dall’estrema povertà economica e relazionale.
      Questa popolazione affronta il paradosso, l’ossimoro, di considerare un messaggio altamente contraddittorio: è “invitata” dalle istituzioni, centrali e/o locali, attraverso abbandoni, sgomberi, violenze ma anche attraverso leggi, regolamenti, tutele ad abitare nei campi e nello stesso tempo e dalle stesse istituzioni, è “invitata” ad inviare i loro figli e figlie alla scuola impostata sul modello inclusivo (si proclama tale). All’esclusione abitativa e di vita si contrappone l’inclusione scolastica. Di conseguenza i rapporti con la scuola presentano una certa criticità costituita da abbandoni, conflitti, malintesi, avversità, che si estende agli apprendimenti disegnati e vissuti come difficili e talvolta impossibili, di fatto a-storici, non contestualizzati, costrittivi, che cristallizzano, oggettivandone la presunta ineducabilità, gli alunni/e rom.

Seconda parte: esperienze didattiche tra stereotipi, domande e buone o cattive prassi

  • Elena Bergonzini, educatrice della Scuola di Pace di Monte Sole: “La memoria e i dimenticati”, laboratorio didattico a cura della Scuola di pace di Monte Sole.
    • Abstract
      Ogni memoria istituzionale, di comunità, familiare, è il risultato di scelte: si sceglie cosa ricordare e cosa tralasciare. Lo scopo di questa attività laboratoriale è stimolare una riflessione sui meccanismi che guidano queste scelte e su come stereotipi e pregiudizi radicati possano esserne sia la causa che il prodotto.

Condivisione, rielaborazione e discussione delle esperienze educative e didattiche dei partecipanti.


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