Che genere di scuola? Educazioni differenti per una società plurale

13 aprile 2018

Che genere di scuola? Educazioni differenti per una società plurale

Bologna, Venerdì 13 aprile 2018, ore 9.00-17.00

presso l’I.I.S. Aldini Valeriani Sirani – Via Bassanelli 9/11 – Bologna


PROGRAMMA

Mattino ore 9.00-13.00

  • Valentina Millozzi: Il cammino dell’educazione di genere tra prassi didattica e lotta politica.
  • Lidia Cirillo: Un altro modo di pensare le relazioni umane. Le trasformazioni nella cultura e nel modo di vedere le relazioni di genere prodotte dai femminismi del cosiddetto Occidente.
  • Renato Busarello: Quello che la cosiddetta ‘teoria gender’ non dice: l’identità di genere nella prospettiva degli studi di genere.

10.45-11.15 pausa caffé

  • Valeria Roberti: Identità LGBTQI a scuola: studenti e studentesse raccontano.
  • Yàdad De Guerre: Il movimento “nogender”: nascita ed evoluzione di una nuova crociata reazionaria.

Pomeriggio, ore 14.30-17.00

LABORATORI OPERATIVI PER TEMI E ORDINI DI SCUOLA:

  • Scuola dell’Infanzia / Scuola Primaria:
    • LAB.1 Uno sguardo di genere sulla narrativa per l’infanzia.
  • Scuola secondaria di I grado:
    • LAB.2 Decostruire gli stereotipi attraverso la scrittura/riscrittura creativa.
    • LAB.3 Un approccio di genere ai testi epici: l’Iliade.
    • LAB.4 L’orientamento alla scuola superiore fuori dai ruoli di genere.
  • Scuola secondaria di II grado:
    • LAB.5 La decostruzione degli stereotipi nella didattica della storia.
    • LAB.6 Leggere la letteratura in una prospettiva di genere.
  • Trasversale a tutti gli ordini di scuola:
    • LAB.7 L’analisi e lo smascheramento degli stereotipi nei libri di testo dalle elementari alle superiori.

17.00-18.00 Conclusioni


Scarica il Programma Convegno Cesp 13 Aprile 2018 Bologna

Scarica il file con abstract/profilo di relatrici e relatori del convegno (pdf)


Galleria di immagini:

 

Video degli interventi:

  • Valentina Millozzi: Il cammino dell’educazione di genere tra prassi didattica e lotta politica.
  • Lidia Cirillo: Un altro modo di pensare le relazioni umane. Le trasformazioni nella cultura e nel modo di vedere le relazioni di genere prodotte dai femminismi del cosiddetto Occidente.
  • Renato Busarello: Quello che la cosiddetta ‘teoria gender’ non dice: l’identità di genere nella prospettiva degli studi di genere.
  • Valeria Roberti: Identità LGBTQI a scuola: studenti e studentesse raccontano.
  • Yàdad De Guerre: Il movimento “nogender”: nascita ed evoluzione di una nuova crociata reazionaria.

 

 


Il terzo convegno

Il CESP – Centro studi per la scuola pubblica ha iniziato a Bologna alcuni anni fa un percorso di dialogo e di formazione con docenti, studentesse e studenti sulle tematiche degli stereotipi di genere, dell’omotransfobia, della costruzione sociale del maschile e del femminile e del ruolo della scuola nell’elaborazione e nella disseminazione di strumenti didattici e buone prassi su questi temi.

Nel primo convegnoIl curricolum nascosto. Decostruire a scuola stereotipi e pregiudizi eterosessisti svoltosi nel 2015- le relazioni hanno posto in luce soprattutto le vie di discriminazione che possono attraversare la scuola e che fanno di ognuno di noi il portatore di comportamenti che producono, riproducono o contrastano il pregiudizio omotransfobico. Le relazioni e gli interventi hanno riguardato la libertà di essere omosessuali e insieme la libertà di essere eterosessuali senza essere eterosessisti. Nel 2017 il secondo convegnoUscire dal guscio. Sentieri per un’educazione differente  – le relazioni sono state scandite per ordine di scuola (infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado), cercando di indicare alle/ai partecipanti gli strumenti didattici e relazionali, il linguaggio e i dispositivi per operare a scuola in un’ottica di pari opportunità, di costruzione delle identità attraverso il riconoscimento dell’altra e dell’altro, di contrasto al dispositivo dell’esclusione.

Quest’anno, vista la forte richiesta delle/dei docenti, abbiamo preparato un terzo convegno, strutturato in una giornata. Al mattino affronteremo, attraverso relazioni frontali, le tematiche generali con un approccio più teorico ma anche con uno spazio finale di discussione; nel pomeriggio, si svolgeranno laboratori operativi nei quali i partecipanti si confronteranno su esperienze didattiche già attive o progettate per i diversi ordini di scuola.


Titoli e abstract delle relazioni –  Profili delle relatrici e dei relatori

  • Il cammino dell’educazione di genere tra prassi didattica e lotta politica. 

di Valentina Millozzi. 

Un’educazione che valorizzi le differenze, che contrasti gli stereotipi di genere, che demolisca le discriminazioni omotransfobiche si sta facendo avanti in Italia negli ultimi anni, pur in un contesto di totale inadeguatezza della politica, di delegittimazione continua della scuola pubblica, di crescita di movimenti reazionari che alimentano odio e discriminazione. A che punto siamo? Quali gli strumenti che abbiamo, come insegnanti e come attivist*, e quali le prospettive?

Valentina Millozzi è docente di scuola superiore, attivista dei Cobas Scuola e del CESP di Bologna. Da alcuni anni si occupa, a livello di didattica, di formazione e di ricerca, del tema dell’educazione di genere nella scuola secondaria.

  • Un altro modo di pensare le relazioni di genere: il ruolo dei femminismi.

di Lidia Cirillo

L’intervento passa in rassegna le trasformazioni nella cultura e nel modo di vedere le relazioni umane prodotte dai femminismi del cosiddetto Occidente.

Lidia Cirillo è scrittrice e attivista del movimento femminista dagli anni ‘60. E’ responsabile della collana “Quaderni viola”.

  • Quello che la cosiddetta ‘teoria gender’ non dice: l’identità di genere nella prospettiva degli studi di genere.

di Renato Busarello

L’intervento vuole fornire alcuni elementi sul concetto di genere e sulla formazione dell’identità a partire dagli studi di genere, per sgombrare il campo dalla deformazione ideologica che ne viene data nella cosiddetta “teoria gender”.

Renato Busarello è da anni attivista, ricercatore e formatore nell’ambito degli studi di genere.

  • Il movimento “no-gender”: nascita ed evoluzione di una nuova crociata reazionaria.

di Yadad de Guerre

I concetti di “teoria del gender” e “ideologia del gender”, declinati in Italia anche attraverso la singola parola “gender”, sono una distorsione di teorie, studi e costrutti teorici che nascono in seno agli studi di genere e queer. Questa distorsione è pensata e alimentata da diversi organi del Vaticano a partire dalla metà degli anni ‘90, con l’obiettivo di frenare – quando non annientare – teorie e pratiche femministe e LGBTIQ. Nella seconda decade degli anni 2000, allora, il laboratorio reazionario del Vaticano è pronto per l’evoluzione di piazza. Alcuni movimenti cattolici, spesso integralisti, immettono i concetti di “teoria gender” e “ideologia gender” nelle strade di diversi paesi europei, grazie a nuove strategie retoriche e rinnovata vitalità delle reti associazionistiche, aggredendo soprattutto i diritti delle donne e delle persone LGBTIQ. In questo modo, il termine “gender”, che in Italia sembra aver perso il riferimento alla sua traduzione (cioè semplicemente “genere”), diviene una nuova opportunità politica per i partiti conservatori e le organizzazioni di estrema destra.

Yàdad De Guerre è uno studioso di cinema e attivista antifascista per i diritti delle persone LGBTIQ. Dal 2015 è autore del blog playingthegendercard.wordpress.com, nel quale sono stati pubblicati alcuni risultati di un lavoro di indagine e analisi del così detto movimento “no-gender”, ripresi anche da  ilPost e da  Il Corriere della Sera. Il suo ambito di ricerca si concentra particolarmente sulle organizzazioni di estrema destra, oltre che sugli intrecci tra cattolicesimo integralista, neofascismo e associazioni anti-LGBTI e anti-femministe. Collabora con Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford.

  • Identità LGBTQI a scuola: studenti e studentesse raccontano.

di Valeria Roberti

Nell’estate 2017 è stata svolta una ricerca online che ha intercettato più di 1000 adolescenti LGBTQI che hanno raccontato la loro esperienza scolastica mostrandone pregi e difetti. La ricerca che in Italia è realizzata dal Centro Risorse LGBTI in partnership con Il Progetto Alice, è capitanata da GLSEN (USA) e dalla Columbia University – New York City ed è stata svolta in contemporanea in 12 paesi europei.

Valeria Roberti è facilitatrice, trainer e network officer del centro Risorse LGBTI, si occupa di educazione alle differenze e di sensibilizzazione alle tematiche di genere da anni ed ha conseguito il Corso di alta formazione in “Prospettive di genere nella didattica delle discipline” presso l’Università di Bologna.


Abstract dei laboratori pomeridiani

  • Laboratorio 1 – Uno sguardo di genere sulla narrativa per l’infanzia.

Il momento della lettura in classe nella scuola dell’infanzia e nei primi anni della scuola primaria rappresenta un’immersione collettiva in un mondo evocato dalle parole degli adulti. La scelta di testi privi di stereotipi e pregiudizi è sicuramente un passo significativo, e soprattutto negli ultimi anni è cresciuta una importante bibliografia volta espressamente ad affrontare in maniera lieve ed intelligente queste tematiche, un tempo temute o considerate come tabù.

La pluralità dei modelli familiari, l’omogenitorialità, l’accettazione della diversità come potenziale ricchezza, la possibilità di non subire un’identità di genere imposta dai pregiudizi sociali, la scoperta del proprio corpo sono tutte tematiche che si intrecciano in questa nuova ricca stagione di letteratura per l’infanzia…

In più occasioni recentemente un rigurgito di esponenti della cultura tradizionalista e conservatrice ha espresso reazioni scomposte e attacchi rivolti a molti di questi testi, accusandoli di invitare alla perversione, alla perdita di valori, ecc. e compilando a più riprese vere e proprie liste di proscrizione per eliminarli dalle biblioteche pubbliche ogniqualvolta coalizioni di destra vincevano competizioni elettorali locali. L’uso di questi volumi quindi assume anche il significato di riaffermarne l’utilità nel lavoro didattico, la qualità della fattura e l’importanza civica dei temi trattati.

Nel nostro laboratorio vorremmo presentare alcuni di questi testi riassumendone la storia e le caratteristiche, narrando le esperienze di lettura nelle nostre classi e proponendo dei percorsi di lavoro con bambine e bambini a partire da essi. Vorremmo che queste narrazioni fossero l’occasione per attivare uno scambio di esperienze ed un confronto di opinioni sul lavoro quotidiano fatto nelle classi tra tutte e tutti i partecipanti al laboratorio.

  • Laboratorio 2- Decostruire gli stereotipi attraverso la scrittura/riscrittura creativa

Le classi di scuola media sono microcosmi eterogenei dove si incontrano realtà etniche, sociali, di abilità, di genere completamente diverse. Questa molteplicità si complica ulteriormente se consideriamo il cambiamento profondo e repentino che sconvolge tanto i preadolescenti quanto chi sta loro Intorno. Nella fase sfuggente della vita che va dagli 11 ai 14 anni i ragazzi e le ragazze vivono un mutamento psicofisico radicale che si accompagna ad un processo di costruzione della propria identità che si struttura attraverso l’uniformazione al gruppo dei pari, da cui si cercano conferme e accettazione.

Alla base della costruzione dell’identità ci sono modelli che gli adolescenti assorbono dai contesti di provenienza, dalla famiglia, dai media. Questi modelli spesso nascondono stereotipi radicati nella società e generano inevitabilmente discriminazione. Noi insegnanti, in particolare chi lavora nella scuola media, siamo chiamate/i ad affrontare una sfida importante, quella di guidare i nostri studenti e studentesse nella decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi, favorendo un processo che porta all’accettazione e alla valorizzazione di sé e dell’altro. Partendo dalla consapevolezza che “una prospettiva di genere” alla didattica non può essere episodica o saltuaria, ma deve permeare ogni momento della vita scolastica, nel Laboratorio vorremmo condividere alcune attività didattiche che possono aiutare a realizzare in classe quel processo di smascheramento degli stereotipi e lo sviluppo di un pensiero critico.

In particolare vorremmo analizzare insieme alcuni percorsi di scrittura/riscrittura di messaggi e situazioni fortemente connotate dai pregiudizi di genere. In queste attività ragazzi e ragazze possono mettersi in gioco, divertirsi e collaborare attivamente, mettendo in discussione quei modelli interiorizzati in modo acritico. La scrittura, infatti, quando si struttura intorno ad un problema, serve ad affinare alcune abilità cognitive, diventa “scrittura per capire” e, di conseguenza, le conoscenze immagazzinate intorno ad un problema funzioneranno come schema utile ad interpretare la realtà.

  • Laboratorio 3- Un approccio di genere ai testi epici.

Nel laboratorio ripercorreremo le tappe di un percorso svolto in una prima media, nato dal disagio che si avverte insegnando i poemi omerici (l’Iliade in particolare), frutto di una società violenta, gerarchizzata e profondamente sessista. Un disagio che non impedisce, tuttavia, di sentire la bellezza di questo classico e di intuirne il potenziale formativo. Ci sono elementi, non evidenti ma permeanti l’intero poema, che rimandano alle antiche società gilaniche: paritarie, profondamente artistiche, basate sul culto della vita, sulla sacralità della Terra e tendenzialmente pacifiche.

Alla decostruzione del modello patriarcale incarnato dall’universo acheo, abbiamo affiancato una riflessione che ci ha permesso di focalizzarne l’impostura: questo in cui viviamo non è, nonostante tutto trami per farcelo credere, l’unico dei mondi possibili. Altre modalità sono già state praticate, e per diversi millenni! Il prenderne coscienza può agevolare le future cittadine e i futuri cittadini nella realizzazione di situazioni di socializzazione, relazione, convivenza, economia e politica finalmente diversi da quelli basati sull’emergenza del più forte.

  • Laboratorio 4- L’orientamento alla scuola superiore fuori dai ruoli di genere

Ancora oggi i ragazzi e le ragazze scelgono la scuola superiore, condizionati/e spesso da modelli di genere ovvero dalle aspettative della società su quali studi o lavori siano da ritenersi “da maschio” o “da femmina”. Per le ragazze è diffusa l’idea che le tecnologie e la capacità di usarle “non sono cose da ragazze”, stereotipo che ha un’enorme forza di persuasione sulle scelte individuali e che comporta, insieme ad altre costruzioni sociali, un’assenza di ragazze nelle scuole ad indirizzo tecnico. Per i ragazzi è diffusa l’idea che gli uomini non ci “sanno fare” con i bambini e che l’attitudine alla cura sia una qualità femminile, con conseguenze significative nelle scelte di vita, come quella di non fare il maestro nelle scuole materne. In questo modo, gli stereotipi condizionano ancora i ragazzi e le ragazze nel proprio percorso di studio, pregiudicando in molti casi il loro futuro attraverso la chiusura di possibilità formative e professionali ancora prima di provare ad accedervi. Questa differenziazione si trasforma poi in disuguaglianza incidendo sui ruoli occupazionali e sociali che ragazze e ragazzi potranno ricoprire da adulti/e. Partendo dal fenomeno della segregazione formativa, ovvero la sotto-rappresentazione delle ragazze nei percorsi formativi tecnico-scientifici e quella dei ragazzi nei percorsi socio-umanistici, nel laboratorio si lavorerà con gli/le insegnanti sull’orientamento in ottica di genere, su come nella pratica educativa sia possibile decostruire gli stereotipi e offrire a studenti e studentesse strumenti utili per effettuare la scelta degli studi superiori al di là delle differenze di genere tracciate come “destino”. Attraverso il lavoro in piccoli gruppi, gli/le insegnanti saranno invitati/e– a partire da tracce di lavoro e visualizzazione di materiale video – a condividere e sperimentarsi nella progettazione di attività educative e didattiche in ottica di genere da svolgere con studenti e studentesse per aprire prospettive più allargate e libere in merito alle scelte future, valorizzando talenti, capacità e desideri dei ragazzi e delle ragazze. La prospettiva sarà quella del mettersi in una posizione di ‘ascolto’, problematizzare ciò che è dato per scontato, considerare i rapporti di potere, sollecitare la riflessività, stimolare posizionamenti alternativi e offrire modelli plurali di femminilità e maschilità.

  • Laboratorio 5 – La decostruzione degli stereotipi nella didattica della storia.

Parlare di genere nella didattica della storia, in particolare del biennio, non è semplice, difatti le donne, se non in qualche paragrafino ad hoc, non sono nemmeno nominate (eccetto Cleopatra nel ruolo di grande seduttrice). Nel triennio la situazione non migliora più di tanto se non per qualche protagonista che spicca, soprattutto, per essere riuscita ad emergere grazie all’aver assunto caratteristiche maschili e/o mistiche (Matilde di Canossa, Giovanna d’Arco, Elisabetta I, Maria Stuart, Golda Maier). Quale immaginario dunque noi insegnanti contribuiamo a creare nei ragazzi e nelle ragazze delle superiori che andranno poi nel mondo? Riteniamo quindi fondamentale, durante le ore di storia, proporre riflessioni sulla donna e sulla sua condizione di subordinarietà soprattutto facendo leva sulle motivazioni culturali e religiose che, passo dopo passo, ci hanno condotto nella società del presente, ancora prettamente maschilista. Nel nostro laboratorio pertanto, attraverso la condivisione di fonti di vario genere, vorremmo trovare strumenti che ci consentano di sottolineare, in classe, come sia importante far comprendere ai nostri allievi e alle nostre allieve che la Storia non solo non coincide con le storie, ma anche che ciò che ci viene dato come incontrovertibile – le donne come sesso debole e accessorio– è frutto di un premeditato disegno volto a far mantenere il potere a chi, finora, è stato dominante, il maschio.

  • Laboratorio 6- Leggere la letteratura in una prospettiva di genere.

Se la letteratura dà voce alle emozioni, ciò che in essa si esprime può considerarsi neutro? La letteratura costituisce uno specchio dei cambiamenti sociali e di mentalità ed uno strumento di interpretazione della realtà. Rappresenta inoltre, per chi scrive e per chi legge, un’occasione di riflessione su di sé, è capace di “indirizzare lo sguardo”.

Cosa si cela, dunque, dietro l’universalità di un testo letterario? Quali punti di vista, quali letture sono possibili? A partire dall’analisi di testi della letteratura contemporanea si propone un percorso di analisi del testo che tenga conto anche della lettura di genere. Dopo una prima fase di analisi e di presentazione di un’unità didattica, si procederà alla costruzione di percorsi didattici attraverso lavori di gruppo. Infine, si prevede un momento di confronto, a partire dal lavoro di ciascun gruppo, per avviare una riflessione condivisa.

  • Laboratorio 7- L’analisi e lo smascheramento degli stereotipi di genere nei libri di testo dalle elementari alle superiori.

Negli ultimi anni si è dedicata una sempre maggior attenzione alla rappresentazione dei generi che emerge, in modo più o meno consapevole, dai libri di testo. L’idea di maschile e femminile che veicolano è spesso stereotipata e forme più o meno evidenti di sessismo attraversano il linguaggio, i contenuti e le immagini.

Ne sono (in)felici esempi alcune rappresentazioni relative ai settori produttivi e al mondo del lavoro presenti nei libri di Tecnologia e di Geografia, o certe spiegazioni ed esercizi di morfosintassi nei testi di Grammatica, per non parlare di come vengono presentati alcuni brani di Antologia o suggeriti ulteriori approfondimenti di lettura o cinematografici.

L’obiettivo principale del laboratorio è quello di indicare alle/agli insegnanti, attraverso l’analisi di esempi mirati, come guardare in modo critico e in un’ottica di genere i libri di testo, che troppo spesso vengono adottati con una certa nonchalance, soprattutto da questo punto di vista. Un punto di partenza per insegnare poi alle ragazze e ai ragazzi un approccio critico ai testi e alla didattica proposta.

Dalle elementari alle scuole superiori, passando per la scuola media, verranno “smascherati” alcuni stereotipi di genere celati dietro argomenti e contenuti apparentemente consueti.

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